Più correttamente dovrebbe chiamarsi “Torre Ingaesi”, in quanto a questa famiglia, oriunda della Lombardia, è da ascriversi la costruzione. La torre è citata già in documenti degli inizi del 1500, come parte integrante di un complesso di case di proprietà di “Joseppe de Bertucyo de Ingaesi” nella contrada di San Vito, confinante con le case del Magnifico Gilberto La Grua, il convento delle Domenicane, e limitrofo all’Ospedale, al macello vecchio ed alla conceria.Sulle architravi dei due affacci medievali che si sono conservati, è possibile leggere le due scritte latine: “O amice, amicus nemo” e “qui sperat in domino sublimabitur”.