Aula e altare da rettoratoSu espressa richiesta del Barone di Carini Vincenzo II La Grua Talamanca e di Fra Matteo Iannello, Vicario Foraneo della Curia di Carini, il Vescovo di Mazara inoltrava al Pontefice Paolo IV la richiesta di istituire a Carini una Compagnia del Santissimo Sacramento. Il Breve Pontificio che ne autorizzava l’istituzione è del 1 luglio 1557 e vide numerose adesioni da parte dei carinesi più facoltosi. La Compagnia aveva come scopo primario la diffusione del culto dell’Eucaristia in contrapposizione alle eresie luterane. A questo primo periodo di vita della Confraternita risalgono sicuramente la lavagna della Madonna del Monserrato collocata nel vestibolo, attribuita a Giovan Battista Arena e la grande tela dell’Ultima Cena dell’altare maggiore attribuita a Pietro D’Asaro detto “il monocolo di Racalmuto”, tutte e due databili agli inizi del 1600.Le cospicue rendite ed i numerosi legati testamentari fecero ben presto della Compagnia del SS. Sacramento una delle confraterMadonna del Monserratonite più ricche e questo fece si che alla fine del 1600 si stabilì di decorare ed arricchire gli spogli locali dell’Oratorio. Seguendo l’esempio degli oratori palermitani il nostro fu interamente decorato in stucco e probabilmente l’incarico affidato a Giacomo Serpotta ed alla sua scuola, dato confortato dall’impostazione scenica degli stucchi e dal serpentello che il Serpotta usava lasciare tra le sue opere quale firma (è possibile osservarlo sopra le maschere allegoriche della finestra a destra prima del coro).Entrando dalle due porte di legno scolpite, opera di autore ignoto del XVII sec., si entra nel vestibolo, dove i Confratelli spogliandosi dei propri abiti simboleggiavano la purificazione dai peccati, qui trova posto la lavagna della Madonna del Monserrato. Altre due piccole porte ci immettono nell’Oratorio, dove si rimane colpiti dai candidi stucchi abbinati agli affreschi, questi ultimi probabile opera del messinese Filippo Tancredi.Sul cornicione, sopra la panca in noce dove prendevano posto i confratelli, siedono 8 grandi statue allegoriche.Tre raffigurano le Virtù Teologali: Fede, Speranza e Carità; quattro raffigurano le Virtù Cardinali: Prudenza, Giustizia, FortScenetta miracolo eucaristicoezza e Temperanza e per ultima una che raffigura la Chiesa, unica depositaria e custode del dogma eucaristico.Appena entrati dal vestibolo, in senso antiorario partendo da destra osserviamo: la Chiesa, la Temperanza, la Giustizia, la Speranza, la Fede, la Carità, la Fortezza e la Prudenza.Sotto ogni finestra, sopra piccole mensoAula verticale da altare2le, trovano posto sei scenette raffiguranti i principali miracoli eucaristici. Sempre partendo da destra troviamo: Melchisedech offre a Jhaveh, il Santo Viatico, il Miracolo della mula e Sant’Antonio da Padova, il Miracolo di Bolsena, il Miracolo di Torino, San Pasquale Baylon con il gregge. I candidi stucchi della volta sono impreziositi dagli affreschi che raffigurano personaggi legati all’Eucaristia. Al grande affresco del “Trionfo dell’Eucaristia e il trionfo dell’anima del confrate” fanno da cornice i quattro Evangelisti; i quattro Re del Vecchio Testamento: David, Salomone, Asa e Giosafat; quattro delle dodici Sibille (corrispettivo pagano dei dodici Profeti del Vecchio Testamento): Cumea, Frigia, Libica e Delfica. Nei due piccoli tondi contrapposti osserviamo Mosè e Melchisedech. Nel presbiterio, oltre la tela dell’Ultima Cena, abbiamo due grandi tele con “Elia che riceve il pane da un Angelo” e “la moltiplicazione dei pani e dei pesci”, mentre la piccola volta è arricchita dagli affreschi raffiguranti i primi tre grandi Patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe.