Interno della chiesaIl 6 Maggio 1565 il Capitolo Provinciale dei Padri Carmelitani in Sicilia, riunitosi a Caltanissetta, decise di erigere una casa dell’ordine a Carini e, l’8 settembre dello stesso anno, nominò tale padre Giuliano Priore della nuova fondazione.Fu Antonio del Bosco da Trapani, frate del Convento di Sant’Alberto, ad intraprendere i lavori per la costruzione del Convento dei Carmelitani di Carini, attiguo alla chiesa di Maria SS. del Monte Carmelo già esistente. Fratello del potente Vincenzo del Bosco, più volte Pretore di Palermo e stretto congiunto della famiglia La Grua Talamanca, riuscì a fondare nel 1566 una colonia di suoi confrati nella baronia, aiutato dalla munificenza del cugino Vincenzo II La Grua Talamanca signore di Carini e, rinunziando al priorato nel convento trapanese, si fermò a Carini vivendo nel convento in qualità di Priore : “….. fundator egregius huius aedificium … munificentia adiutus baronis domini Vincentii La Grua consobrini sui … cun fratribus eiusdem cenobii convivere decrevit …“, come ancora oggi si può leggere in fondo al ritratto di frate Antonio custodito nella sacrestia del convento. Il ChiostroSecondo una antica tradizione carinese, peraltro riportata nei versi del poemetto sull’Amaro Caso della Barunissa di Carini, sembra che sia stato proprio lui a svelare a don Cesare Lanza la relazione della baronessa sua figlia con Ludovico Vernagallo.La munificenza del La Grua Talamanca e di altri notabili carinesi portò all’edificazione del Convento, costituendo così con rendite e legati uno dei conventi più ricchi e più grandi di Carini. Con atto notarile redatto dal notaio Vincenzo Lo Vecchio di Carini in data 24 maggio XV indizione 1572, il Barone Vincenzo II La Grua Talamanca Tocco Manriquez donava al “ Novissimi fundati Conventus ordinis carmelitanorum sub tituli Virginis Carmeli” alcune case che sorgevano nello spazio in cui sorge l’attuale chiesa, un suo giardino dove si fabbricarono le camere del dormitorio, e numerosi altri legati.Il massimo splendore del Convento si raggiunge sul finire del 1600, quando il carinese Matteo Orlando, Vescovo di Cefalù e più volte Superiore Generale dei Carmelitani, in segno di riconoscimento e rispetto delle sue origini, decide di arricchirlo ulteriormente : viene ampliato il convento con la realizzazione del chiostro, al cui Fra Antonio del Boscocentro viene posta una elegante fontana in stile barocco con le sue insegne vescovili, viene ampliata la chiesa che riceve tele di prestigio, paramenti sacri in broccato e filigrana d’oro e d’argento, reliquie di molti Santi, preziosi argenti e, infine, viene realizzato uno splendido organo con cassa lignea alle spalle dell’altare maggiore. Santi Cosma e DamianoNel 1860 il Convento diviene sede di comitati rivoluzionari che preparano l’insurrezione contro i borboni ; nelle celle di frà Domingo da Trapani e frà Pastorelli da Terrasini i cospiratori carinesi si riunivano al sicuro : Antonino Curreri, i fratelli Di Benedetto, Pietro Tondù e Rosolino Pilo fomentavano il popolo e reclutavano i picciotti per l’insurrezione del 4 aprile alla Gancia. Dopo questi fatti epici e gloriosi, al Convento toccò la sorte di molti altri beni ecclesiastici siciliani, venne soppresso e divenne sede della locale Pretura e caserma dei Carabinieri.Il chiostro ha pianta rettangolare, con 6 arcate a tutto sesto nei laterali e 5 all’ingresso e di fronte, ad esaltarne la bellezza è posta in centro un elegante fontana barocca. Ancora visibili nella struttura sono : l’aula capitolare e refettorio del Convento, le cucine, la maestosa scala di accesso al piano superiore e un loggiato a 3 arcate di fronte all’ingresso. Sul retro si trova il giardino del Convento, con uno splendido affaccio sulla strada sottostante in ferro battuto; notevole è anche il campanile, originariamente a cuspide e rielaborato nel 1758 in stile barocco, tra le cui armoniose campane si distingue per il particolare ed imperioso suono la più grande, chiamata “a brocca ò Carminu”.

Mons Matteo Orlando