San VitoControverse sono le origini della Chiesa di San Vito, ed ancora oggi nessuno dei numerosi studiosi che si sono occupati della storia di Carini ne ha individuato la data certa di fondazione. Le notizie bibliografiche più antiche le troviamo nella “Sicilia Sacra” dell’abate Rocco Pirro (1633) che la dice edificata intorno al 1450 quale seconda Chiesa Madre di Carini dopo San Giuliano, edificata durante il baronato di Gilberto La Grua, ed inaugurata dopo il trasporto in quest’ultima di un miracoloso quadro di San Vito del 1300. Sulla data di fondazione un ulteriore chiarimento viene dato dal Filingeri (“Carini nel cinquecento” – 2007) che evidenzia la probabile edificazione sotto la baronia degli Abbate, originari di Trapani (ricordiamo che San Vito è Patrono di Mazara) e sicuramente più legati al culto di San Vito rispetto ai La Grua di origine pisana.
In effetti l’impianto originario aveva il campanile indipendente dalla struttura della Chiesa, tipico del 1200-1300, e solo in seguito inglobato ad essa; era presente inoltre un portico sul versante Nord, costituito da un arco sul fronte attiguo alla facciata e quattro che si affacciavano sul Piano San Domenico. Quest’ultimo è ritornato in parte alla vista alcuni anni or sono dopo essere stato nascosto per decenni da magazzini comunali. La lettura architettonica degli archi e di parte dei capitelli superstiti lo datano alla seconda metà del 1400, quando a Carini operava Matteo Carnalivari, di cui parti della struttura sembrano evidenziare l’intervento (lo stesso portico e parte del portale).Portale scritta
Al 1532 risalgono gli interventi di ampliamento e probabilmente l’elevazione a Patrono di Carini di San Vito, quando la baronessa Eleonora Tocco Manriquez, moglie di Pietro II La Grua Talamanca, dona alla Città le reliquie del Santo e della Croce di Gesù. L’iscrizione sul portale di ingresso ricorda l’evento (M 5 32 ind V).La Chiesa era sede dell’omonima confraternita i cui componenti indossavano nelle cerimonie ufficiali: “lo sacco de tela cruda, saccis albi set cappis rubeis (sacco di tela bianca e cappa rossa)”, e nelle processioni ordinarie uscivano i primi tra tutte le compagnie carinesi.Il giorno di San Vito (15 giugno) per celebrare il Santo si correva “Il palio delli giannetti” nella “Via della Cursa Vecchia”, l’odierna via Roma, chiamata della “Cursa Vecchia” proprio perché lì vi si correva il palio già dalla metà del 1500.La statua di San Vito fu commissionata dai Rettori della Confraternita di San Vito, con atto del notaio D’Urso del 5 settembre 1529, agli scultori palermitani Paolo Gili ed Antonio Barbato e costò 20 onze. Di un decennio dopo sono le statue lignee di Santa Lucia e San Leonardo, mentre nel 1601 è già presente la statua di San Paolino (si tratta in realtà di San Biagio).Intorno al 1630 nuovi lavori interessarono la struttura, con l’ampliamento delle cappelle verso la Piazza Duomo.Da un’altra visita pastorale, quella di Mons. Spinola del 1639, abbiamo una nuova descrizione della chiesa di San Vito a restauri completati: sono presenti gli altari di San Vito, Santa Lucia, della Beata Vergine della Misericordia, di San Biagio, dei Santi Crispino e Crispiniano, Sant’Andrea (?), San Leonardo e Santa Maria della Neve.Campanile San Vito Una descrizione dettagliata della chiesa è quella riportata nel 1697 da Mons. Bartolomeo Castelli, anche questi in visita pastorale: “la chiesa have al sua entrata cola porta nella piazza affaccio l’oriente et altre due porte, una nello tocco di detta chiesa et l’altra affaccio la matrice chiesa. Tiene un campanile congiunto cum d. chiesa quatriato cum dui campani, una grande et l’altra mezzana. Tiene otto cappelli, cinque sfundati di larghezza palmi 12 e di lunghezza palmi 18, e tre ad arco; un cappelloni, la longhizza di d. chiesa cum d. cappillone canni 12, di larghizza canni 4 circa, di altizza canni 6. Nell’altare maggiore vi è uno quatro dove vi è l’immagine della Beata Vergine, S. Vito et S. Giuseppe et supra il corniciuni vi è un quatro di S. Vito, nella prima cappella vi è la statua del glorioso S.to Vito di legno adorata a man destra. Nella seconda, una statua addorata di S. Lucia, nella terza l’immagine della beata vergine della Pietà, nella quarta una statua di legno del glorioso S. Blase. Man sinistra la cappella della beata vergine ad nives in un quatro, 2 una cappella con la statua di S. Leonardo di legno adorata; 3 una cappella di S. Silvestro cum suo quatro col imagine di S. Pietro e Paulo; 4 ed ultimo cappella un quatro di S. Crispino e Crispiniano dove ci è il consolato di d. santo fundato in d. chiesa. Una sacrestia con la porta nel cappellone, et un’altra che si anda al campanaro de la porta nella cappella della beata vergine della Pietà.”
Nella chiesa si trovano le “carnala” o “fossi” dove sono seppelliti i morti. Ai confratelli della Confraternita di San Vito sono riservati “cinco fossi” nei pressi dell’altare principale; una fossa è dentro il “tocco” ed è riservata all’ospedale (che si trovava di fronte al loggiato del portico nella parte opposta del Piano San Domenico); una fossa è nella cappella di Santa Lucia (notaio Rainisio anno 1562).