CARINI 1850La particolare conformazione del territorio ha fatto sì che Carini fosse abitata già dagli albori della comparsa dell’uomo sul nostro continente. Le grotte carinesi hanno restituito abbondanti fossili della fauna calda del Quaternario, tra i quali elefanti nani (Elephas mnaidrensis), ippopotami, orsi, iene, ecc., e numerosi resti di insediamenti umani a partire dal Paleolitico Superiore. Nelle grotte di Puntali o Armetta alcuni graffiti e centinaia di incisioni lineari ricordano la presenza dell’uomo preistorico, mentre quelle di Carburangeli, oltre ad essere archeologicamente rilevanti, presentano interessanti percorsi speleologici.La vasta pianura, attraversata da fiumi e torrenti, conta diversi insediamenti umani che seguono lo sviluppo della cultura dell’uomo dal Paleolitico ai nostri giorni; notevoli sono la necropoli di Ciachea, con tombe a forno dell’età del Bronzo, e quella di contrada Serre, di poco successiva ed utilizzata sino in epoca romana.Intorno al 1400 a.C. il re dei Sicani Cocalo donò al mitico architetto Dedalo un lembo di territorio prospiciente il mar Tirreno e questi, in ricordo del figlio Icaro, vi fondò la città di Hykkara, che verrà distrutta nel 414 a.C. dalle truppe ateniesi comandate dal generale Nicia, per essere più volte entrata in contrasto con l’elima Segesta (vedi Tucidide, libro VI – cap. 62 delle : Guerre del Peloponneso). Hykkara fu rasa al suolo ed i suoi abitanti uccisi o fatti schiavi, tra questi una fanciulla di nome Laide che in seguito diverrà una famosa etèra presso Corinto, a cui si rivolgevano i maggiori artisti e filosofi del tempo (per citarne qualcuno: Diogene, Demostene, Aristippo di Cirene, …).Distrutta Hykkara, i pochi superstiti scampati all’eccidio si dispersero nel territorio, questo spiega la presenza dei tanti piccoli insediamenti del periodo, fino a fondare in seguito una seconda Hiccara in contrada San Nicola. La cittadina ha un immediato sviluppo grazie all’agricoltura, alla pastorizia ed al commercio (nei suoi pressi passa la via consolare Valeria), e nel II secolo d.C. la troviamo citata nell’Itinerarium Antonini. Del V secolo sono alcune lettere di San Gregorio Magno Papa indirizzate la Vescovo di Hiccara, oltre alla documentata presenza di vescovi iccarensi ad alcuni Concili Vaticani (Laterano nel 649 e Nicea nel 787), a testimonianza dell’accresciuta importanza della cittadina. Nella metà del 1800 il Principe De Spuches salva dalla vanga dei contadini un grande e multicolore mosaico di età romano-bizantina rinvenuto in contrada San Nicola; le dimensioni di questo, circa 13 metri per 11, hanno fatto supporre al De Spuches la sua appartenenza ad una basilica. Monumento ai CadutiQualche anno dopo (1899), a circa 2 chilometri di distanza, nell’abitato di Villagrazia di Carini si rinvenivano una serie di corridoi sotterranei comunicanti tra loro, immediatamente identificati dal prof. Salinas come una catacomba cristiana. Ricolma di detriti sino al tetto, da qualche anno i lavori di recupero hanno evidenziato l’importanza del complesso catacombale risalente al IV-V secolo d.C. e ricollegabile all’importanza assunta dalla 2a Hiccara nel periodo bizantino. A partire dal 827 la Sicilia viene progressivamente occupata dagli arabi ed anche Hiccara segue le sorti del resto dell’isola; recenti scavi archeologici hanno confermato la presenza musulmana nella Hiccara di contrada San Nicola fino al 1250.Le continue lotte tra i governanti arabi per il possesso della Sicilia, favorirono la sua conquista da parte del piccolo esercito normanno guidato da Ruggero d’Altavilla; a questo periodo viene fatta risalire l’edificazione del Castello, ad opera di Rodolfo Bonello, nobile siciliano che aveva seguito il Gran Conte Ruggero nella conquista della Sicilia.Le fonti storiche trovano in Edrisi un valido supporto, nella sua opera del 1150: Il Libro di re Ruggero, egli così cita : “Qarinis, terra graziosa, bella e abbondante, produce gran copia di frutti d’ogni maniera ed ha un vasto mercato e la più parte de’ comodi che si trovano nelle grandi città, come sarebbero de’ mercati minori, de’ bagni e de’ grandi palagi. Si esporta da Qarinis gran copia di mandorle, fichi secchi, carrube: che se ne carica delle navi e delle barche per vari paesi. Copiose acque sorgano d’ogni canto nel territorio, la più parte dentro i giardini stessi del paese. Avvi una fortezza nuova, fabbricata sopra un colle che domina la terra. Il mare si apre a tramontana alla distanza di un miglio all’incirca. A dodici miglia da Qarinis è Palermo, la capitale”.Dopo la realizzazione del castello cominciano ad aggregarsi attorno ad esso le prime case, che formeranno il borgo oggi identificabile con la Terravecchia, protetto da una cinta muraria esterna oggi andata distrutta, di cui rimane la grande porta di accesso con arco a sesto acuto, di architettura moresca. Nel 1397 la Terra di Carini è concessa ad Ubertino La Grua da parte del Re catalano Martino I. Stampa del Saint Non2I La Grua, in seguito La Grua Talamanca, rimarranno signori di Carini sino al 1812, quando viene abolito il feudalesimo, col titolo di Principi, influenzando con le loro decisioni lo sviluppo urbanistico monumentale della cittadina. Ad essi è legata la triste vicenda di Laura Lanza di Trabia, sposa di Vincenzo II La Grua Talamanca e baronessa di Carini, uccisa nel 1563 dal padre per motivi d’onore e che darà vita alla leggenda dell’Amaru casu della Barunissa di Carini, immortalato nelle tradizioni popolari siciliane dai cantastorie e al quale è ispirata la famosa canzone napoletana Fenesta ca’lucive.Tra il 1500 ed il 1700 i La Grua Talamanca abitano a Carini nel castello, ampliato e divenuto residenza, ed in questo periodo vengono edificati i principali monumenti : Oratorio del SS. Sacramento, Chiesa Madre, Convento del Carmine, Convento del Rosario, Chiesa di San Vito, Convento di San Domenico, Convento dei Cappuccini, Convento di San Rocco, Chiesa degli Agonizzanti, complesso del Belvedere con la chiesetta di San Pietro in Vinculis. Per abbellire chiese e conventi grandi artisti siciliani operano a Carini, tra tutti possiamo ricordare : Giuseppe Salerno e Gaspare Bazzano detti ambedue lo Zoppo di Gangi, Giacomo Serpotta, Antonello e Giacomo Gagini, Joseph Testa, Pietro d’Asaro detto il Monocolo di Racalbuto. Durante la dominazione borbonica, Carini è sede dei principali moti risorgimentali; la vicinanza con Palermo favorisce gli incontri clandestini dei rivoluzionari. Già nel 1848 le prime scintille patriottiche scaturiscono dal paese, ed il Convento dei Carmelitani diviene la sede degli incontri fra i fomentatori della rivolta.