Panorama nordDall’alta rupe su cui è posto, il Castello di Carini domina la fertile pianura di Carini dalla quale l’aroma degli agrumi pervade ogni cosa.La porta in stile moresco (IX sec. d.C.) che dà l’accesso all’antico borgo della Terravecchia, ci immette nel suggestivo scenario dell’ingresso allo “splendido maniero”. La storia lo vuole edificato per volere di Rodolfo Bonello intorno alla fine dell’XI secolo, tracce di questo primo maniero, di chiara architettura arabo-normanna, sono state rinvenute durante gli ultimi lavori di restauro, dove, dietro muri posticci e spessi strati di intonaco, sono state rinvenute aperture con arco a sesto acuto e robuste porzioni di antiche mura; peraltro una conferma la troviamo nel geografo arabo Idrisi che nel suo “Il libro di Ruggero” (1150) lo dice di recente costruzione.Dalla metà del XIII secolo il Castello è proprietà degli Abbate, a cui sono da imputare i primi lavori di ampliamento; ecco così riaffiorare bifore e trifore tipiche del 1300 di cui si era persa memoria. IngressoNella lotta per il possesso della corona di Sicilia gli Abbate sono schierati con i Chiaramonte e, come questi, pagano il prezzo della loro sconfitta da parte del catalano Martino I il Giovane; vengono dichiarati felloni e privati di tutti i loro possedimenti.Con investitura del 26 Agosto 1397 Ubertino La Grua “miles panormitano” viene nominato signore della Baronia di Carini e dei feudi di Montelepre e Palagonia. Di origine pisana, Consigliere di re Martino, Ubertino La Grua rappresenta il capostipite di quella dinastia di baroni e principi che di fatto influenzeranno lo sviluppo politico ed economico di Carini, sino alla loro partenza per la Francia sul finire del 1800. Ubertino ebbe un’unica figlia, Ilaria, la quale sposando nel 1403 Gilberto Talamanca, di origine catalana come il Re, darà origine alla casata dei La Grua Talamanca, le cui armi sono rappresentate dalla Gru su sfondo rosso e oro per i La Grua e dalle losanghe d’argento su sfondo blu per i Talamanca. Il Castello rimarrà esclusivamente sede militare fino alla metà del 1400 quando, divenuto signore di CScalone di accesso al Salone delle Festearini Giovan Vincenzo La Grua Talamanca e sposatosi con Ilaria Ajutamicristo, considerevoli interventi di ristrutturazione vengono eseguiti per farne un luogo di residenza. Ecco allora gli affacci in forma gotico-catalana, del tutto simili alla cappella La Grua Talamanca di Santa Maria di Gesù a Palermo, lo scalone di accesso al salone delle feste ed il soffitto ligneo cassettonato di quest’ultimo. Coeve al periodo sono le 2 trabeazioni marmoree con scritto: RECEDANT VETERA (sia cancellato il passato) ed ET NOVA SINT OMNIA (e tutto si rinnovi), che esprimono la chiara volontà di rinnovamento che aveva influenzato il maniero. La regia di tutto ciò viene affidata al grande architetto siciliano Matteo Carnilivari, autore dei principali monumenti palermitani della fine del 1400 (Palazzo Abatellis, Santa Maria della Catena, Palazzo Ajutamicristo, ecc.), così come si evince da alcuni atti notarili dell’epoca.Il 21 Settembre 1543 Vincenzo II La Grua Talamanca Tocco Manriquez sposa Laura Lanza di Trabia, dalla quale riceve in dote la cospicua cifra di 22.000 fiorini, che gli permettono di intraprendere nuovi lavori di ampliamento e restauro nel Castello. Risentendo delle influenze rinascimentali, vengono rinnovate le grandi finestre del salone delle feste, gli ingressi principali e viene restaurata ed ampliata Villa Belvedere. Il 4 Dicembre 1563 avviene l’Amaru Caso della Barunissa di Carini, donna LauStanza affrescata sec XVIIra viene uccisa dal padre don Cesare Lanza per motivi d’onore. Il “caso”, messe subito a tacere le fonti storiche ufficiali, si tramandò nella storia popolare grazie ai cantastorie con i loro cunti, alimentando fino ai nostri giorni la leggenda della Barunissa di Carini e del suo amato Ludovico Vernagallo. Da quel momento il castello viene progressivamente abbandonato, fino al trasferimento dei La Grua Talamanca al loro nuovo palazzo di città di fronte la Cattedrale a Palermo.Nel tardo settecento l’aristocrazia palermitana si da alla moda della villeggiatura in campagna, così i La Grua si ricordano del loro vecchio maniero di Carini, dando inizio ad una nuova stagione di restauri e rinnovi. Vengono ristrutturati molti ambienti secondo lo stile del tempo, l’ala nord viene totalmente decorata con affreschi neoclassici ed in stile pompeiano e arricchita di camini e decori.Da allora l’abbandoStanza di Ulisse e Penelopeno. Dopo la partenza degli ultimi eredi La Grua Talamanca per la Francia (fine 1800) il castello viene affidato a curatori ed utilizzato per le esigenze della cittadinanza: diviene sede militare durante le rivolte del 1848, scuola di ogni ordine e grado, luogo da depredare.Nel 1976 crolla l’ala ovest dove, secondo la leggenda, doveva trovarsi l’impronta della mano della Barunissa colpita a morte dal padre. L’anno appresso, l’ultimo erede tuttora vivente, Rodolfo II La Grua Talamanca dona al Comune di Carini il Castello e, qualche anno dopo, prendono il via i primi lavori di consolidamento e restauro che, progressivamente, stanno restituendo questo splendido gioiello dell’architettura siciliana al suo antico splendore.